Per una mia analisi necessariamente breve del neofascismo riporto parte di un mio intervento in questa discussione, alla quale ovviamente rimando
#entry161760379“In effetti, la destra radicale ha ripreso, come sappiamo, molte tematiche della sinistra, istituzionale e non. Ma non è una novità.
Negli anni sessanta, con Ordine Nuovo e il Fronte Nazionale di Freda, iniziò un distacco dei “nuovi” fascisti che, per ragioni anagrafiche, non avevano vissuto il Ventennio, dagli impolverati stereotipi mussoliniani, dal fascismo istituzionale, golpista, militarista, altoborghese, atlantista. Questo in nome di vaghi ideali di Tradizione, Paganesimo, miti di guerrieri-asceti, Iperborei, caste, comunità organiche, Arianesimo, misticismi orientali o nordici, discorsi su ere, cicli, decadenze, tramonti (vedi gli scritti di Evola, Guenon, Spengler, Eliade, eccetera).
Inoltre, richiami all’ideale di Unità europea e al nazionalbolscevismo di Strasser. Molto più il nazismo tedesco che il populismo mussoliniano, con il suo folklore rurale e i richiami caricaturali all’impero romano, insomma.
Naturalmente, le chiacchiere mistico-guerriere erano appunto solo un cavallo di troia per il vecchio fascismo, reso più appetibile e magari affascinante per giovani adepti, che si vedeva guardando in controluce i discorsi spirituali sul kali-yuga, gli studi sulla tradizione mitraica o i legami tra lo zen e l’Hagakure.
Negli anni Settanta, la contestazione, il crescere di nuove generazioni ribelli, determina un’ulteriore evoluzione.
Si riprendono decisamente i temi della sinistra: contro la borghesia mediocre e pantofolaia, contro il consumismo e il “colonialismo Usa”, contro l’autoritarismo, il carcere, addirittura si parla di liberalizzazione delle droghe e della liberazione femminile. Musica rock, magari progressive, oltre al folk celtico, l’ambiente, contro l’inquinamento, richiami alla vita naturale, ideali comunitari.
[Il richiamo alla natura era un misto di "sacralizzazione" paganeggiante (che, in termini e con obiettivi diversi è anche in alcune correnti ecolibertarie e in comunità tutt'altro che di destra come gli Elfi del Burrone) e un aggiornamento della vecchia mistica "Sangue e suolo" dei nazisti <-aggiunta del 5/12].
Addirittura c'era stima per “eroi” come Guevara o per i vietcong, visti solo come patrioti in lotta contro l’imperialismo americano.
E poi Tolkien (i cui racconti sono facilmente manipolabili da destra come da sinistra), i campi Hobbit, risposta ai festival del Proletariato Giovanile di Parco Lambro o al Festival di Licola. Addirittura l’eccellente rivista underground “La voce della fogna”. Nel frattempo, gli studenti di sinistra vengono considerati conformisti, modaioli, idioti gregari, eccetera (poi che questo possa essere vero è un altro discorso, ma non me lo faccio comunque dire da un fascista, anche se ascolta i Genesis, raccoglie le firme per il verde pubblico o va a vivere in qualche comune agricola).
Ovvio, dietro i discorsi contro il mercato, l’interesse materiale, l’usura (vedi la riscoperta di Ezra Pound), rispunta prima o poi, magari con altri nomi, il solito complotto demoplutogiudaicomassonico, quindi un sempreverde antisemitismo, mascherato da avversione al capitalismo e da appoggio ai “patrioti” palestinesi.
Si vedono anche delle kefyieh, a quanto pare, ai loro cortei già negli anni settanta.
Sono anche gli anni di Marco Tarchi, non disprezzabile intellettuale di destra, dalle posizioni anche ardite e non banali. Oggi cita e si richiama persino a Serge Latouche. Direi sia davvero qualcosa in più della semplice fronda che il fascismo ebbe alla fine degli anni trenta, ad esempio con “Primato”.
Oggi, oltre Tarchi (esce ancora il suo “Diorama letterario”) c’è Massimo Fini, ha un sito
http://www.movimentozero.org/Ovvio, chi abbia un minimo d’intelligenza capisce come molte sue posizioni siano comunque di destra (anche i discorsi sull’autodeterminazione dei popoli, le piccole patrie, il relativismo culturale che rimanda alle tradizioni più retrograde, in pratica legittimando alla fine anche i talebani, purché “a casa loro”).
Merita comunque un’occhiata, alcune riflessioni che lessi tempo fa sulla questione delle mescolanze culturali, prese con le pinze, non sono del tutto sbagliate, specie se contrapposte all’omologazione americana che fagocita e mercifica tutto e “globalizza” consumi, gusti, culture, usi, uniformandole in un insipido calderone senza storia.
Del resto, cambiando discorso, anche il “Trattato del Ribelle” di Junger (edizioni Adelphi), che lessi anni fa, non era affatto male, come anche mi piacciono (sempre ricordando bene quello che c’è dietro) alcune cose di Evola, ad esempio in "Cavalcare la tigre" o ne"L'Arco e la clava".
Ad esempio, nel breve “Orientamenti”, pubblicato anni fa dalla Settimo Sigillo e anche ristampato recentemente, nella prefazione credo Marcello Veneziani fosse in difficoltà a dover giustificare (infatti, alla fine ammetteva il proprio disaccordo), il disprezzo evoliano per il concetto di “patria”. Del resto, Evola rifiutava anche il razzismo biologico, per quanto durate la guerra avesse tenuto corsi di “etica aria” alle Ss, in Germania (credo risalga ad allora il bombardamento che gli fece perdere l’uso delle gambe). Pur senza distaccarsene del tutto, Evola non aveva voluto prendere la tessere del Pnf (credo inizialmente l'avesse) criticando il carattere "democratico" ovvero populistico e di massa del fascismo italiano.
Per non parlare della sua feroce opposizione al cristianesimo, religione da perdenti e deboli, contrapposta al paganesimo romano od ai culti mitraici di origine persiana, giunti a Roma nel tardo impero.
Anche “Rivolta contro il mondo moderno” sempre di Evola e “Il tramonto dell’occidente” (di Oswald Spengler) per certi aspetti non sono privi di spunti interessanti da quanto ne so (non li ho letti direttamente). Certo, niente a che vedere con il marxismo.
E’in questo solco che si collocano le attuali riviste di “studi tradizionali”, come “Heliodromos” e “Mos maiorum”, di per loro molto interessanti.
Poi, cambiando discorso, ovvio, negli anni settanta c’erano anche i nazimaoisti stile “Lotta di Popolo”, pubblicavano “L’aurora” mi pare. Qualche anno fa c’era anche “Rosso è nero” e penso sia ancora pubblicata “Orion”.
Addirittura i Nar tentarono di creare collegamenti con gli autonomi (che non si filavano affattoi loro appelli a creare un’”unica forbice rivoluzionaria” contro la borghesia).
Inoltre, da qualche anno c’è una sorta di infiltrazione a sinistra da parte dei sedicenti “Comunitaristi”, che appunto pubblicano “Comunità”, sotto gli auspici di Costanzo Preve, mescolando comunismo, Guevara, patria, radici, lotta al capitale, antiamericanismo viscerale, ambiguo antisionismo, simpatie per fondamentalisti islamici, eccetera.
Idem il minuscolo (inesistente, direi) “Sinistra nazionale”.
Chi frequenti Politica On Line sa di cosa stia parlando.
Anche personaggi come Joe Fallisi sembrano ambiguissimi, per non parlare di Miguel Martinez (sito Kelebek), grande difensore dei rom e dei palestinesi, dalle chiare simpatie islamiche…
A mio avviso un gran porcaio, anche se credo siano in effetti poco più che blog, siti internet, qualche rivista venduta, magari senza grande simpatia, da “Europa” o “Raido”, a Roma e dalla “Bottega del fantastico” a Milano.
Penso proprio non abbiano vere possibilità di far danni a sinistra (peggio di così…)
Ad ogni modo, l’ottimo sito di sinistra “La nuova alabarda” contiene un interessante saggio sull’argomento, mi pare in formato pdf.
Del resto, già dopo la guerra, era attivo Stanis Ruinas, per non parlare delle chiacchiere sul programma di Sansepolcro o la Rsi, che qulcuno già tirava fuori….
Insomma, come già detto da altri credo, il fascismo non ha una sua ideologia unitaria, neanche a livello economico, figuriamoci a livello culturale, è semmai un coacervo di teorie e culture preesistenti dal quale ciascuno prende strumentalmente ciò che vuole per adattarlo a tempi, luoghi e obiettivi. Come la New age, in effetti.
Il vecchio saggio di Umberto Eco “Fascismo e Urfascismo” era interessante, se ricordo (l’ho letto anni fa)
Dunque ambiguità pericolose vi sono, anche senza guardare ai buffoni di Casa Pound o ai teppisti di Fn, che chiacchierano tanto di periferie, servizi sociali, case popolari.”
Il libro di Tassinari era molto valido, ricordo. Non si limitava al “fenomeno” del neofascismo giovanile o dei naziskin. Anzi, analizzava compiutamente tutto ciò che c’è stato dagli anni cinquanta in poi, dalle trame golpiste allo stragismo, all’azione dell’Msi, ai gruppi ultracattolici, al terrorismo nero.
Mostrava una posizione chiaramente antifascista, non comunista o altro, solo un discorso da antifascista democratico. Comunque non faceva parallelismi od equivalenze fra estremisti di destra o di sinistra.
Altre letture interessanti sono quelle di cui ho messo già il link in giovaninternazionalisti:
http://www.cittadinisenzafrontiere.it/cms/...ia_cernigoi.pdfhttp://www.intermarx.com/ossto/archivio.htmlA questo punto, per una riflessione sulla "strategia di marketing" di FN e CP, vi segnalo anche il mio (non solo il mio, certo) intervento nella discussione su
Piazza Navona:
http://giovaninternazionalisti.forumcommun...net/?t=21366835CITAZIONE (Estranei Alla Messa @ 5/12/2008, 16:17)
visto che un pò ricorda i loro caratteri...
Appena appena...
Edited by nostalgico - 5/12/2008, 19:42